IL CASTELLO ORSINI DI SORIANO NEL CIMINO

IL CASTELLO ORSINI DI SORIANO NEL CIMINO (VT)

di Jean Bruschini

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Sulla base di una precedente torre, eretta intorno al 1200 da parte dei nobili Guastapane-Pandolfo,
tra l’altro ancora esistente, papa Niccolò III Orsini fece costruire il complesso delimitato da una cinta muraria sormontata da merli guelfi.
Quando il paese fu ceduto allo Stato pontificio, il castello fu adattato a struttura carceraria, prima dalla Santa Sede, poi dallo Stato italiano fino al 1989.
Più volte restaurato, attualmente viene usato come sede di esposizioni artistiche in attesa di essere venduto a privati.

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La straordinaria struttura architettonica domina con imponenza Soriano nel Cimino, chiamata “La Rocca” dagli abitanti del luogo, deve l’ottimo stato di conservazione della parte esterna ai lavori di manutenzione effettuati dal Ministero di Grazia e Giustizia.
Al Castello si accede attraverso alcune rampe che conducono all’ingresso vero e proprio. L’edificio ha forma di parallelepipedo, è composto dal palazzo, da una torre rettangolare e da alcuni fabbricati minori e da una corte interna.

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Luigi Pirandello ne fu talmente affascinato che all’inizio del Novecento in più occasioni soggiornò nella Rocca. L’antico maniero è salito agli onori della cronaca anche per alcune presenze misteriose: secondo alcuni sarebbe abitato da tale Marcello, secondo altri le stanze sarebbero abitate dal fantasma di Violante.
Se la cosa vi incuriosisce, eccovi la storia/leggenda dei fantasmi del castello:

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Nell’anno del Signore 1559 dimoravano nella Rocca di Soriano Giovanni Caraffa, nipote del Papa Paolo IV e sua moglie Donna Violante Diaz Carlon che, nonostante la perfidia del marito, lo amava profondamente e lo stava per rendere padre per la terza volta. Ma la pia Violante che risiedeva per volontà del marito nel castello di Gallese, aveva suscitato la passione del cognato Carlo, che più volte respinto non tardò a vendicarsi. Aiutato dal fratello di Violante, Don Ferrante conte di Alife e dal di lei cugino Don Leonardo di Cardines, insinuò nella mente di Giovanni il dubbio che la moglie lo tradisse con il maestro di camera Marcello Capece. Il conte prese a far controllare dai suoi sgherri la donna ed il maestro di camera. Qualcuno notò che Marcello, nell’ultimo periodo, si attardava nelle stanze della dama. Per verità il Capece raccoglieva le pene e le confidenze di donna Violante e soffriva con lei.

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Tra i due accusati non vi fu mai altro che compassione, stima e rispetto. Marcello, tra l’altro, amava una damigella di compagnia di Violante, Diana Brancaccio. Il conte Giovanni chiese agli accusatori di portare le prove di quanto affermavano. Marcello Capece e due suoi amici, Gisone e Camilletti, furano trasportati a Soriano e gettati nei sotterranei del castello. Il 5 agosto fu costituito iI tribunale presieduto da Giovanni Caraffa. Gisone e Camilletti, sottoposti ad orribili torture, confermarono che a corte si diceva che Marcello amoreggiasse con una dama. Poi fu la volta di Marcello che, nonostante le torture subite, continuò a difendere donna Violante ed a sostenere di amare la giovane Diana Brancaccio. Anche Diana, su richiesta di Giovanni Caraffa, fu interrogata ma, in preda al dubbio e all’angoscia, negò di amoreggiare con Marcello Capece.

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La tragedia fu così compiuta. L’8 agosto 1559 il conte uccise con ventisette pugnalate il presunto amante. Donna Violante fu fatta strangolare il 20 agosto nel palazzo di Gallese per ordine del marito. Da allora nelle caldi notti d’agosto, sospiri e lamenti riempiono i lunghi sotterranei del castello. E’ il fantasma del povero Marcello, che dopo più di quattrocento anni, piange ancora per la morte della bella Violante e per la vita che gli fu spezzata senza trovare pace. Questo è ciò che si racconta e si è scritto.
Secondo alcuni studiosi, Soriano nel Cimino sarebbe la “Surrina” etrusca conquistata dai romani nel 310 a.C. Tale ipotesi è stata confermata da recenti scavi archeologici che hanno evidenziato piccoli insediamenti di età romana.
Il feudo di Soriano nacque e si popolò nel Medioevo anche grazie all’opera di evangelizzazione compiuta dai benedettini, passando tra una signoria e l’altra nel corso dei secoli, fino ad arrivare ai Guastapane. Papa Niccolò III Orsini li accusò di eresia, prese possesso della Rocca, la fece ampliare e divenne la sua residenza estiva. Nel 1336, a seguito delle aspre contese con i monaci benedettini, che ne rivendicavano la proprietà, Paolo Orsini cedette la proprietà alla Santa Sede.

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Il governo papale insediò subito una guarnigione di mercenari bretoni, affidando la protezione del feudo al cardinale Roberto di Ginevra. Più portato alla vita militare che a quella ecclesiastica e godendo della protezione dei cardinali francesi, Roberto scatenò i mercenari contro il papa e fu eletto “Antipapa Clemente VII”, dando inizio allo Scisma d’Occidente. Sconfitto da Alberico da Barbiano nella battaglia di Marino del 1379, l’Antipapa si ritirò ad Avignone.
La Santa Sede perse quindi il controllo di Soriano, fino a quando Martino V (nel 1420) cedette la Rocca a suo fratello Giordano Colonna; poi, sotto il pontificato di Eugenio IV, questa passò a Giovanni Vitelleschi con lo scopo di riappropriarsi dei terreni sempre più vasti acquisiti dai Di Vico.

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Fatto decapitare il Di Vico proprio a Soriano, la Rocca passò a Niccolò V nel 1441 e, ancora più tardi, a Rodrigo Borgia, futuro papa Alessandro VI, il quale donò la Rocca al cardinale Battista Orsini, ristabilendo così l’antico casato a Soriano. Tutt’altro che riconoscenti, gli Orsini si schierarono col re di Francia contro il papa ed ebbero la meglio, ma esultarono per poco tempo poiché le nuove truppe papali li fecero sloggiare definitivamente.
Il feudo passò ai nipoti di papa Giulio II della Rovere nel 1588, poi ai Carafa fino al 1715 su concessione di papa Paolo IV. I Carafa lo vendettero in seguito agli Albani e gli Albani ai Chigi nella prima metà del XIX secolo. Questi ultimi lo cedettero di nuovo alla chiesa nel 1848, finché nel 1870 Soriano entrò a far parte del Regno d’Italia.

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