Sul libro elettronico

DALLA SCRITTURA AL LIBRO ELETTRONICO:
STRUMENTI MODERNI PER LA CULTURA
(Intervento del 2004 a Roma – presso SIAE)

 

1) IL SUPPORTO CARTACEO

Un noto personaggio dell’antichità, il saggio re Salomone, diversi millenni fa si espresse dicendo che “al fare molti libri non c’è fine”. Millenni dopo e precisamente nel 1680 Gottfried Leibniz si preoccupava di “un’orribile massa di libri che cresce incessantemente” Ogni giorno, compresi il sabato e la domenica, sono 120 i nuovi libri pubblicati in Italia, quindi un totale di 43.757 libri l’anno per un corrispettivo di 4,45 libri pro capite; Gli italiani quindi scrivono molto, ma i sondaggi mostrano che gli italiani leggono poco, molto poco. E’ compito del nostro sindacato, quindi rilanciare un modo nuovo di sensibilizzazione alla cultura, alla lettura avvalendoci di strumenti moderni e facilmente raggiungibili dalla massa.

Oggi fortunatamente le possibilità di scrittura e di diffusione sono moltissime; si va dal libro al trattato, dal manuale alla monografia, al saggio, fino ai tascabili più o meno di rapido utilizzo, poi abbiamo le riviste, l’articolo originale, le rassegne, gli editoriali, le consensus conferences e le recensioni, per non parlare del variegato mondo congressuale, con i poster, le comunicazioni brevi, le presentazioni più lunghe ed i workshop e in tutto questo non posso non citare l’esistenza del mondo multimediale che pure, io credo, appartiene a un capitolo tutto a sé stante.

Il libro non è nato con l’invenzione della stampa. C’erano libri e biblioteche cinquemila anni fa. Uno degli strumenti fondamentali dell’umanità “stanziale”, edificatrice di villaggi e di città, era la conservazione della parola scritta. Che fossero raccolte di documenti di coccio, rotoli di papiro o altri supporti di scrittura… erano libri. Ma il libro come lo conosciamo oggi, fogli piegati, cuciti e rilegati, esiste da meno di duemila anni. Si diffuse fra il secondo e il quarto secolo d.C. Era di pergamena e si chiamava “codice” (mentre il “volume” era quello avvolto, cioè arrotolato). Fin dalle origini, non c’è mai stata un’epoca in cui i libri fossero solo “letteratura”. Le più antiche raccolte di testi scritti non erano quelle di poesia o narrativa (che rimasero per un po’ più di tempo affidate alla “tradizione orale”) ma di norme, leggi, documenti contabili o commerciali, contratti, rituali religiosi o di comportamento. O manuali tecnici e pratici di varie confraternite professionali. Si stima che la “tiratura” di un’opera pubblicata da Aldo Manuzio fosse di mille copie – e che il totale delle sue edizioni superasse le 120.000. La stampa si diffuse rapidamente in tutta Europa. Si calcola che nella seconda metà del Quattrocento si siano stampati 30 o 35 mila libri in 20 milioni di copie – più di quante ne potevano aver prodotto gli amanuensi in tutta la storia dell’umanità.

Nel Cinquecento le copie divennero 200 milioni, le edizioni fra 150 e 200 mila ed oggi il numero dei libri stampati continua ad aumentare. La Library of Congress di Washington non li raccoglie tutti, ma è oggi la più grande biblioteca del mondo. Contiene 19 milioni di libri in 460 lingue. Ogni giorno aggiunge 10.000 nuovi “oggetti” alla sua collezione (che oltre ai libri comprende anche altri stampati, fotografie, registrazioni, eccetera – in totale 126 milioni).

La diffusione dei libri è, ovviamente, aumentata con la crescita del numero di persone che sanno leggere e scrivere. Ma in Italia, anche se l’analfabetismo “totale” è quasi scomparso, ha una crescita stentata. Secondo il censimento gli analfabeti, che nel 1951 erano il 12,9 % della popolazione, sono scesi a 8,3 % nel 1961, 5,2 nel 1971, 3,1 nel 1981, 2,1 nel 1991 e 1,4 nel 2002. Ma è molto più alto il numero di persone che hanno una capacità limitata di leggere e scrivere. Secondo un’indagine dell’Ocse il 65 % degli italiani ha “competenze alfabetiche molto modeste” o “al limite dell’analfabetismo”.

Sul livello di “competenze alfabetiche” degli italiani uno studio dell’Associazione Italiana Editori dà segnali preoccupanti. Questa analisi suddivide le persone in quattro categorie. La prima raggruppa i due livelli più bassi: con una “competenza alfabetica” molto scarsa, “ai limiti dell’analfabetismo”, e con “un limitato patrimonio di competenze di base“. Al terzo livello si trovano le persone con un “sufficiente patrimonio di competenze” e al quarto quelle con “competenze elevate”. Si attribuiscono capacita “elevate” all’8 % della popolazione, “sufficienti” al 26 %, “insufficienti” a due terzi del totale. Il problema si rivela ancora più grave quando si analizzano le differenze per età.

Il problema è serio per la popolazione italiana in generale, ma si aggrava con il crescere dell’età. Questo fenomeno non dipende solo da una più alta “scolarità” nelle generazioni più giovani, ma anche da un degrado collegato all’invecchiamento. Molte persone “perdono l’abitudine” di leggere, o più in generale di avere curiosità culturali, e così progressivamente riducono il loro livello non solo di “competenza alfabetica”, ma anche di apertura mentale.

Il Sindacato della cultura, a mio avviso dovrebbe sensibilizzare queste fasce di età per evitare questo declino, e quando possibile a recuperare le facoltà perdute, fornendo nuovi stimoli. Questo dovrebbe essere uno dei più importanti impegni sociali nella nostra cultura. E non solo dal punto di vista dell’industria libraria. I libri vengono considerati un lusso da una fascia povera della popolazione, ma come vedremo più avanti, alcuni strumenti moderni possono aiutare il nostro sindacato a diffondere maggiormente la parola scritta.

Le diffuse lamentele sul fatto che gli italiani “leggono poco” trovano conferma nei dati sulla produzione di libri.

Secondo uno studio dell’AIE c’è stata una “leggerissima crescita” nel 2002. Nell’anno sono stati pubblicati circa 55.000 titoli per complessivi 260 milioni di copie. comunque, è opinione diffusa nel mondo editoriale che il mercato cresce poco e che il numero dei lettori è stazionario.

Nonostante ciò, la produzione di libri in Italia risulta notevolmente aumentata; infatti, i costi di produzione si sono ridotti con l’uso dell’elettronica – e questo ha indotto molti editori ad aumentare il numero delle opere pubblicate, anche a scapito della qualità. Ne deriva un mercato affollato e confuso, disorientante per i lettori e anche per i librai. Il nostro sindacato, ne sono certo, diverrà col tempo una sorta di mappa di orientamento per chi si avvicinerà alla cultura.

Secondo vari studi statistici, le persone che leggono “almeno un libro all’anno” sono il 38 % della popolazione in Italia rispetto al 60 % in Spagna, 69 % in Francia e 80 % nei paesi del Nord Europa (70 % media europea). La nostra Associazione Sindacale, avendo stretto rapporti concreti con altre associazioni culturali di rilievo in Italia, avrà tra i suoi obiettivi quello di diffondere maggiormente la cultura del libro, attraverso conferenze, rassegne stampa e altri mezzi di comunicazione di massa, con la speranza di vedere aumentare il numero dei lettori (e quindi il pubblico di coloro che seguono il lavoro degli scrittori).

Le “serie storiche” dei dati Istat sulla lettura sono lacunose e poco coerenti. Ma la percentuale di persone che “leggono libri” in Italia sembra cresciuta dal 32 % della popolazione nel 1965 a oltre il 36 % nel 1973 – per poi rimanere più o meno stazionaria fino al 1988. Nel 1994 era arrivata al 38 %, nel 1998 al 42 %, ma negli anni seguenti è diminuita e ora sembra intorno al 40 %.

Le persone che leggono “12 o più libri all’anno” sono poche – circa il 5 % della popolazione. In contrasto con la situazione generale delle “competenze alfabetiche”, la ristretta categoria dei lettori abituali di libri non diminuisce con l’età. Sono prevalentemente adulti – e continuano a leggere anche quando invecchiano.

I dati non sono sempre chiari o facilmente interpretabili. Ma sembra confermato che, in confronto a paesi di paragonabile sviluppo economico e culturale, gli italiani “leggono poco”. Soprattutto si conferma il quadro indicato dal Censis: una divisione fra gli “abbienti” di informazione, che hanno una gamma estesa di strumenti, compresa la lettura, e i “poveri” che non solo leggono poco, ma hanno anche scarsità di altre risorse. Il libro cartaceo è, resta e resterà lo strumento di maggior diffusione della cultura, ma se noi offrissimo un’alternativa e magari senza limiti di tirature? L’alternativa come vedremo esite già e si chiama:

2) E-BOOK (IL SUPPORTO ELETTRONICO)

Quanti di voi hanno già sentito parlare dell’E-book? Cos’è l’E-book?

Sul finire degli anni 90 è stato l’anno di battesimo degli eBook negli Usa. il cominciare a parlare dell’ eBook, il libro elettronico, ha suscitato da un lato la curiosità degli editori, e almeno agli inizi oscuri presentimenti sul futuro del libro tradizionale, quello in cui non siamo abituati a inserire le batterie. Dopo diversi anni dalla sua prima comparsa, l’e-book non ha affatto rimpiazzato il libro cartaceo, ma c’è da dire che questo nuovo supporto ha i suoi vantaggi e quindi delle prospettive. Tanto per cominciare è più tascabile di un tascabile di carta. Anzi, per ora, mentre i “Reader” (lettori) sono ancora pochissimo diffusi, non ha affatto volume, né tanto meno un peso. L’eBook vive in Internet, nella dimensione impalpabile dei file, da cui l’utente può prima scaricarlo e quindi leggerlo sullo schermo del computer , oppure sul visore di un dispositivo denominato appunto “Reader”.I reader sono apparecchi piccoli e maneggevoli, con schermi ad alta risoluzione dotati della funzione touch screen (schermo tattile), nonché di una memoria che permette loro di immagazzinare diversi libri, e di comandi per “sfogliarli”. I primi dispositivi per la lettura di eBook, realizzati diversi anni fa, hanno pagato lo scotto di una nascita prematura. Questi prototipi si basavano su una tecnologia inadeguata, erano goffi e dotati di scarsa attrattiva. Col passare del tempo i reader si sono alleggeriti, sono diventati più compatti, meno costosi.. Ma proviamo a ripartire dall’inizio. L’antenato dell’eBook nasce nel 1968 dalle mani di Alan Kay: il dynabook, il primo lettore di testi. Kay ha in mente una macchina che non sia più grande di un semplice blocco per gli appunti, con uno schermo piatto (di un milione di pixel) che si comporti come un foglio dinamico. Il dynabook deve essere in grado di scaricare informazioni da tutto il mondo attraverso collegamenti radio, interagendo con l’utente e mostrando le informazioni secondo le sue preferenze. Per la metà degli anni Settanta, il gruppo di Kay sviluppa un Dynabook provvisorio, chiamato Alto. Alto costa trentamila dollari ed è tutt’altro che maneggevole, ma di sufficiente ispirazione per Steve Jobs, che sulla base di questo prototipo, svilupperà l’Apple Lisa, cui seguiranno il Macintosh con la sua interfaccia grafica a finestre, imitato da Microsoft con Windows. Nel 1971, Michael Hart converte per la prima volta un testo in formato digitale. Nel 1992, Sony propone al mercato il data discman, lettore di cd-rom. Più tardi, Franklin electronic publishers commercializza il primo eBook, un dizionario portatile. Questi tentativi non ottengono il successo di mercato sperato, sia per l’assenza di canali di distribuzione digitale, sia per un comfort di lettura ancora mediocre. Occorre attendere la fine degli anni novanta e il successo di Internet per assistere allo sviluppo del libro elettronico. Nel 1998 nasce il primo lettore di eBook (il Rocket e-book): una tavoletta di circa un chilo dotata di schermo tattile a cristalli liquidi, senza tastiera, né hard disk, con modem integrato per connessioni dirette a Internet. La seconda generazione dell’eBook) prevede uno schermo a colori e una memoria sempre più estesa. La vera rivoluzione riguarda, però, la distribuzione dei testi. La possibilità di ottenere aggiornamenti un tempo reale da Internet e quella di accedere a libri fuori catalogo rappresentano vantaggi impensabili nell’editoria di tipo tradizionale. La pubblicazione di un volume è oggi vincolata al numero di possibili lettori e ai costi della stampa. Le aspettative che hanno dato vita agli eBook nascevano dalla convinzione (secondo me errata) che, nel futuro più o meno prossimo avrebbe sostituito il libro cartaceo. Di positivo invece c’è il fatto che l’ebook non comporta la riproduzione fisica del volume, col formato elettronico si abbattono i prezzi e non esistono più problemi di tiratura o di ristampa; infatti, una volta elettronico, il libro sarà sempre in commercio. È’ un orizzonte oggi prevalentemente “americano”. In Europa solo la Francia sta operando con decisione in questa direzione. È già in commercio un lettore proprietario prodotto dalla Cytale. Invece la situazione in Italia è alquanto differente. Il termine eBook inizia ad essere utilizzato ordinariamente alla fine del 1999. Nel mese di novembre 1999, Microsoft e Mondadori hanno firmato un accordo per la realizzazione congiunta dell’eBook in Italia. Dopo vari annunci e smentite sono arrivati 100 e-book italiani il 24 febbraio 2001, in formato Microsoft Reader, sul sito di Mondadori. Il limite di questo sistema sta nel fatto che, per poter leggere il libro bisogna scaricare anche un programma chiamato Reader per poterlo visualizzare e, ancora oggi non tutti hanno queste specifiche competenze di informatica. I pionieri italiani dell’eBook sono stati nel 2000, nell’ordine, Laterza, Apogeo (in collaborazione con il gruppo Longanesi) e il Sole 24Ore che, con il suo eBook-24 prevede la pubblicazione e la vendita di libri elettronici, fruibili sia attraverso Acrobat reader per la produzione e distribuzione di testi in formato pdf e con Microsoft reader per la produzione e distribuzione di testi in formato lit. Realisticamente ci troviamo ancora a livello di sperimentazione, soprattutto dell’hardware. Solo quando avremo titoli pensati appositamente per il reader digitale potremo dire di uscire dalla preistoria e cominceremo l’era degli eBook. Finora non si è visto nulla di comparabile ai titoli su Cd-rom della Voyager di otto anni fa. Nel mondo dell’editoria per ragazzi il primo eBook è stato realizzato da Piemme che, alla fiera del libro di Francoforte (ottobre 2000), ha partecipato alla prima edizione del Frankfurt ebook award. Il titolo è in Microsoft Reader, ma in lingua inglese. Il protagonista è il topo Geronimo Stilton, direttore dell’ “Eco del roditore”. L’eBook è destinato ai bambini da 4 anni in su. Infine, nella primavera del 2001 è nato il primo reader prodotto in Italia: si chiama Myfriend, progettato dalla Ipm-net, compatibile con il Cleartype del Microsoft reader, ed è un dispositivo di ultima generazione (il che comporta, ad esempio, il display a colori).

Anche se, a mio avviso l’ebook non rimpiazzerà il libro cartaceo,possiamo prevedere che l’eBook sarà molto utile per i dizionari, le enciclopedie, la saggistica (soprattutto universitaria) e la manualistica, ma anche la letteratura (poesia e narrativa) potranno trarne indubbi vantaggi. . Molti vantaggi, con il libro elettronico, potrebbero averlo gli italiani all’estero e i disabili. È comunque indispensabile disporre di hardware più consoni e piacevoli.

A questo proposito, vi elenco alcune novità sotto il profilo elettronico:

Personalmente ho collaborato alla realizzazione grafica ed informatica del sito del Centro Montale Europa, con la collaborazione di Massimo Nardi e della scenografa Luana Trabuio. Inoltre, stiamo preparando il nuovo sito e ve ne daremo comunicazione appena pronti per metterlo online. Altro impegno importante è stato quello di realizzare l’unico portale della cultura italiana, che potete visitare all’indirizzo internet www.artescrittura.it. Si tratta di un sito che raccoglie i links (o collegamenti) ai siti degli scrittori italiani e che diffonderà il giornale culturale in formato elettronico, indirizzato ai nostri associati e al più vasto mondo della cultura italiana.

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